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Oggi è il 24 Gennaio 2018

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“Nos esse quasi nanos gigantium humeris insidentes”

Siamo come nani sulle spalle di giganti

La Notte Nazionale del Liceo Classico 2018 a Subiaco

di Andrea Zaccaria e Marta Ciani

 

Venerdì 12 gennaio 2018, ore 15:30. Un’ondata di circa quaranta bambini eccitati invade la palestra del Braschi-Quarenghi, e nessuno lo aveva previsto.

Certo, preparazione prima ce ne era stata; e tanta. Come dimenticare le giornate passate ad imparare versi in greco e latino, ore intere trascorse a cercare di organizzare il tutto al meglio, scegliendo le frasi migliori dei migliori autori, quelle che volevamo trasmettere. Quelle che ci avevano accompagnato per così tanti mesi, fino a diventare parte di noi.

Eppure, perfino nell’organizzare tutta la giornata, nonostante il sudore fisico e i sacrifici, nonostante il dover superare tutta l’ansia e la vergogna – o forse proprio per il dover spingerci oltre le nostre paure, per immergerci anima e corpo in qualcosa che non avremmo mai previsto di dover fare, ma che alla fine ci ha reso diversi e migliori – ci siamo davvero divertiti. Soddisfatti, questa è la parola giusta. Una parola facile da intuire ma difficile da spiegare. Qualcosa che ha a che fare con la sensazione di aver fatto tutto il possibile, tutto il necessario. E di averlo fatto al meglio.

Il programma prevede diverse attività e la prima, chiamata il grande gioco dell’Odissea, consiste in una sorta di gioco dell’oca a tema Odissea. Rivolto prevalentemente ai bambini dai dieci ai tredici anni, si articola in una trentina di postazioni disposte lungo tutta la palestra. Ogni casella rappresenta un diverso episodio dell’Odissea. I partecipanti, novelli Odissei, tirano il dado e avanzano nel loro turbinoso percorso da Troia fino a Itaca. Soltanto che, si sa, il ritorno a casa di Odisseo non è mai stato facile. E allora alcune caselle si animano e diventano trappole e insidie, ostacoli da superare a prezzo di una prova, fisica o intellettiva. Solo superando questa prova si può andare avanti e vincere.

E così la palestra, prima tanto grande e vuota, si riempie, e le squadre si susseguono incessanti, guidate da pedine in stile, con tanto di toga bianca e pettinatura alla greca.

Finita la premiazione del gioco, in aula Magna iniziano le recitationes. Ragazzi del liceo declamano passi tratti da autori classici: Saffo, Catullo, Omero, Virgilio, Ipponatte. Autori alla base della cultura occidentale.

Questo è anche il senso dello slogan scelto: Nos esse quasi nanos gigantium humeris insidentes, ovvero tutti noi non siamo altro che microscopici esseri limitati, nani appunto, ma possiamo crescere e arrivare a guardare molto lontano se solo scegliamo di arrampicarci sulle spalle di giganti, cioè di tutti quegli autori che in qualche modo ci formano e ci rendono quelli che siamo. Uomini, appunto. Niente altro che uomini.

Abbiamo cercato di rendere quei passi il più attuali possibile, trattandoli con rispetto ma recitandoli come avrebbero fatto gli aedi: accompagnandoli con il battito ritmato di un tamburo, danze e suono di violino.

Dopo le recitationes, segue un dibattito – che coinvolge studenti, professori, ex alunni e genitori – a partire da una riflessione su quanto sia sempre attuale il classico, sebbene già le parole “attualità” e “classico” potrebbero sembrare in antitesi. In realtà, il dibattito mette in luce come il classico rappresenti le radici e le ali di ogni uomo in ogni tempo.

L’introduzione si conclude con un proverbio cinese: Vi sono due cose durevoli che possiamo sperare di lasciare in eredità ai nostri figli: le radici e le ali, ripreso anche dagli interventi successivi.

Non appena il dibattito si placa, viene eseguita The Sound of Silence con voce e violino. Seguono altre recitationes, tratte da opere più vicine nel tempo, di letteratura italiana e inglese: Petrarca, Manzoni, Leopardi, Whitman e naturalmente Shakespeare, immaginando che siano gli autori stessi a tornare in vita a declamare in mezzo a noi i loro capolavori immortali.

Terminati gli applausi, ci si sposta fuori per un brindisi di commiato.

Ma cosa resta davvero di una giornata come questa? Un bel ricordo, un ringraziamento sincero ai professori, la soddisfazione di aver creato un evento significativo anche in una realtà piccola come Subiaco. Ma non solo. Nasce spontanea una riflessione sulle parole dette: alcune ci rendono orgogliosi della nostra scelta di studi, altre ci ricordano quanto il percorso sia ancora lungo.

Un giorno ci guarderemo indietro e saremo fieri del cammino fatto. Ma per ora, questo punto è ancora lontano. E il mondo è ancora tutto da scoprire.

Post di Andrea Zaccaria e Marta Ciani