Fogli volanti

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Oggi è il 20 Settembre 2017

e si parla di Case editrici

Il rivoluzionario (?) Flacowski

Il curioso modello editoriale di Enrico Flaccovio per il publishing indipendente.

Flaccovio vs Flacowski

La storia editoriale di Enrico Flaccovio inizia molto prima che lui nascesse. Inizia a Palermo un paio di generazioni fa, con la cartolibreria del nonno e la casa editrice del prozio, per poi proseguire nel 1972 con la fondazione della casa editrice di famiglia – la Dario Flaccovio Editore – che da cinquant’anni pubblica quasi esclusivamente editoria tecnica.

Enrico ci mette un po’ ad entrare in scena: la sua prima ambizione è lavorare nell’audiovisivo e, di conseguenza, a Milano, dove svolge molti lavori diversi come il Chinaski di Bukowski.

Quindi il ritorno a casa e il lavoro nella casa editrice di famiglia, ma niente epilogo da figliol prodigo: dopo averne rivoluzionato l’immagine, Enrico si licenzia e fonda una casa editrice indipendente per lavorare con le mani libere: Flacowski (nome che immaginiamo essere un omaggio all’autore di Factotum).

 

Un modello editoriale originale

Il meccanismo di Flacowski è riassunto nella homepage del sito:

Non è selfpublishing. Non distribuisco i libri in libreria. Non è crowdfunding (anche se lo è) ma mi piace definirlo crowdblishing. Non chiedo partecipazione economica all’autore ma solo capacità autopromozionale. Se pubblichi un libro per accrescere la tua autorevolezza, devi già essere autorevole.

In sintesi: l’autore propone un libro (solo su comunicazione o marketing), Flacowski lo valuta e, se approvato, lo inserisce sulla piattaforma. Parte quindi la raccolta prenotazioni (tramite carta di credito), stimolata dall’invio di email grazie alle quali gli acquirenti possono persino scegliere il titolo del libro (!).

L’originalità? Il libro viene pubblicato solo nelle copie prenotate, non viene distribuito su altri canali (niente Amazon o librerie) ed è esclusa la pubblicazione in ebook. Come spiega Enrico Flacowski in un’intervista a Millionaire:

Se vuoi un mio libro, o lo prendi nel mio sito entro la data di deadline del crowdfunding o niente.

L’indie che se la tira

Da potenziale acquirente, trovo l’atteggiamento di Flacowski un po’ fastidioso. Non apprezzo dover acquistare un libro secondo i canali, modi e tempi imposti dall’editore, soprattutto se distanti dalle mie esigenze.

Se ho trovato un manuale interessante e voglio acquistarlo, poco mi importa di un’email che annuncia una possibile ristampa futura. Se devo prenotare un libro che forse sarà pubblicato fra due mesi (o mai), due sono le possibilità: o contiene la formula della pietra filosofale, oppure non mi interessa già più.

Decidere di stampare solo le copie già prenotate ed escludere anche l’ebook è un modo per azzerare il rischio d’impresa, ma non per rispondere ai comportamenti e ai bisogni del lettore.

Enrico Flacowski ha risposto a questa critica in un post interessante, dove tra livore verso lo Stato e orgoglio per non voler fare debiti, il lettore finisce un po’ sacrificato. Un lettore a cui forse interessa più leggere il libro che deciderne il titolo o la copertina. In sintesi: il problema del modello Flacowski è che non è un modello editoriale, ma un modello economico applicato all’editoria. Finisce per pubblicare per hobby o per esprimere un one man show.

Lo conferma anche il sito della casa editrice: foto insistenti di Flaccovio, testi celebrativi, e frasi come “Mi chiamo Enrico Flacowski e ho rivoluzionato il modo di fare editoria…” che suonano vagamente presuntuose.

Forse la causa è l’assenza di un vero catalogo. Confidiamo allora in nuovi libri – promettenti quanto il primo – in grado di rimettere al centro l’esperienza di lettura.

Post di Paolo Sbraga